Siamo come quaderni

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Ci sono persone che si affannano per tutta la vita a cercare di nascondere le loro origini senza capire che si tratta di una missione impossibile perché siamo come quaderni che iniziano ad essere scritti al momento della nascita. Siamo ciò che facciamo e il bagaglio delle nostre esperienze ci rende unici.

I primi nove anni della mia esistenza sono stati difficili a causa delle ristrettezze economiche. La guerra era finita da appena otto anni e il contesto socio economico dell’alto Appennino Bolognese nel quale sono nato non brillava certamente per la sua prosperità. Eppure considero quel periodo come un tesoro prezioso da custodire perché mi ha consentito di fare esperienze irripetibili.

Prima di tutto il rispetto dell’ambiente: l’eco sostenibilità era totale e non si producevano immondizie. Non c’era spreco di risorse. Gli anziani erano un patrimonio e non un peso; le loro conoscenze si tramandavano di generazione in generazione permeate dal modesto progresso di quel periodo.

La vita in una piccola comunità, da un lato favoriva gli egoismi alimentati soprattutto dallo spirito di sopravvivenza ma, dall’altro, insegnava l’importanza della collaborazione e della solidarietà: ad esempio, al momento di cavar patate o di segare legna, quella legna che avrebbe garantito la possibilità di scaldarsi nei lunghi mesi invernali, ci si aiutava a vicenda. Il forno in cui cuocere il pane era comune e veniva utilizzato a turno senza intralci, garantendone la pulizia ed il corretto funzionamento. L’acqua era un bene prezioso e l’accesso alle fonti era garantito a tutti anche quando queste si trovavano all’interno di proprietà private.

Quando, all’inizio degli anni ’60, la mia famiglia si è trasferita a Bologna, tutto è cambiato: pavimenti lucidi, acqua corrente, riscaldamento ed elettrodomestici sono stati per me come l’effetto di una macchina del tempo che mi ha fatto compiere un balzo in avanti di trent’anni e di lì è cominciata una nuova vita. Ma non sarei quello che sono se non avessi vissuto quei primi nove anni. Inutile cercare di negarlo.