Essere uno-punto-zero

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I primi a fare qualcosa di figo o di nuovo” come scrive Douglas Coupland nel suo libro Microservi. Nel lavoro quotidiano può sembrare un obiettivo di difficile realizzazione ma, per migliorare, non è necessario reinventare ogni volta la ruota! Occorre in primo luogo abituarsi ad esporre le proprie idee senza timore. Accettare il confronto e pensare che, oggi, niente si realizza da soli. I risultati migliori scaturiscono dalla “intelligenza collaborativa” secondo la declinazione che ne dà l’amico Marco Minghetti.

Da quando i computer sono entrati nel mondo del lavoro, nella seconda metà degli anni ’80 e più precisamente col diffondersi dell’office automation, essere uno-punto-zero è diventata la mia “ossessione”. Proporre idee da tradurre in concreto con la collaborazione di colleghi esperti è stato l’inizio. Poi, con le conoscenze acquisite nel tempo come autodidatta, raccogliendo le idee altrui, ho collaborato alla realizzazione, sviluppo e manutenzione di circa un centinaio di applicazioni finalizzate al miglioramento del lavoro di back-office. Se non si ha il privilegio di vivere questo tipo di esperienze, non ci si rende conto di quanto ampi siano i margini di miglioramento della propria attività.

Migliorare la performance, diminuire fino ad eliminarlo il consumo di carta, favorire la condivisione dei dati fra i componenti del team o fra il team e l’Azienda, poter rielaborare i dati a fini statistici con lo scopo di monitorare gli stati di avanzamento ed il rispetto delle scadenze sono soltanto alcuni dei vantaggi più evidenti. La gratificazione maggiore è però quella ricavata dai componenti del team che possono a giusta ragione considerarsi uno-punto-zero. Poter dire: “questo l’ho fatto io!” migliora enormemente l’engagement (il coinvolgimento) e, quando c’è soddisfazione, anche la fatica pesa meno.

Quindi, cosa aspettate? Da domani impegnatevi a raggiungere l’obiettivo di essere uno-punto-zero!