Da grande volevo fare …

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Da ragazzo, disegnare era uno dei miei passatempi preferiti. Matite, pastelli, acquarelli, tempere e qualche foglio di carta bastavano per coltivare questa mia passione.

Eravamo nella seconda metà degli anni ’60 e il mio sogno nel cassetto era di fare il cartellonista pubblicitario. Allora si diceva così perché la pubblicità televisiva, con un unico canale e poche ore di trasmissione giornaliere, durava solo pochi minuti. Il veicolo pubblicitario principale erano quindi i cartelloni affissi per strada e le poche inserzioni sui rotocalchi e sui giornali.

La mia famiglia aveva limitate possibilità finanziarie e ai miei genitori la mia sembrò una aspirazione strana; un mestiere che, a loro avviso, non mi avrebbe garantito le risorse necessarie per vivere. Perciò l’indicazione fu: “scegli una scuola che ti insegni un mestiere serio”. La scelta cadde così su un istituto tecnico per geometri.

Per disegnare, si disegnava, ma non esattamente nel modo da me preferito. Proiezioni ortogonali, prospettiva, teoria delle ombre, usando il grafos a china (poi venne il rapidograph). Questo “passava il convento”. Così, pian piano, gli anni passarono e giunse il giorno del diploma conseguito con 54/60 nel 1972. Poi arrivò l’iscrizione all’università nella facoltà di Scienze Biologiche che almeno mi consentiva di coltivare l’altra mia grande passione: la Natura. Passavano i mesi frequentando lezioni e laboratori di istologia, chimica inorganica e organica, matematica e fisica. Arrivò la primavera dell’anno successivo portando in dote la possibilità di entrare in banca con tanti saluti a tutto il resto.

Cominciò così la mia carriera da “ragioniere”. La passione per il disegno rimase, coltivata come hobby come testimonia l’immagine di un mio disegno risalente al ’76.

E’ la vita, bellezza! E la vita, non è dove vorresti essere. La vita è dove devi stare.

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