La notte di Natale

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La notte di #Natale nelle montagne del Belvedere, fra le quali sono nato molti anni fa, si usava fare un grande falò. Durante il giorno tutti, anche i bambini, andavano nei boschi vicini a raccogliere rami spezzati. Gli uomini, armati di roncole, tagliavano arbusti di ginepro e li portavano insieme a grossi rami secchi spezzati dal vento. I bambini invece raccoglievano e portavano i rametti più sottili.

Il frutto della raccolta veniva ammucchiato in un’aia, lontana dalle case e dagli alberi, costruendo una alta pira. All’approssimarsi della mezzanotte veniva appiccato il fuoco. Le fiamme divampavano altissime in poco tempo e il loro bagliore rischiarava la notte in più punti in corrispondenza delle varie borgate abitate. Insieme si cantava “Tu scendi dalle stelle”. La gioia di unirsi idealmente nel fare qualcosa che riscaldasse la notte fredda era grande e nascondeva la segreta aspirazione di aver realizzato la pira che producesse le fiamme più alte di tutte arrivando così a scaldare Gesù Bambino nel momento della sua nascita in una fredda capanna di Betlemme.

Dopo alcuni minuti, col lento spegnersi delle fiamme, giungeva il momento di salutarsi e andare a dormire col cuore colmo di gioia. Il giorno dopo, alcuni sarebbero andati a messa. Questo era il Natale. Niente eccessi consumistici, niente regali; solo una festa religiosa.

I regali per i bambini li avrebbe portati la Befana in coincidenza dell’Epifania.