UNA STORIA VERA …

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UNA STORIA VERA …

Qualche anno fa, nel team da me diretto, vennero inserite alcune persone giovani con contratto a tempo determinato della durata di diciotto mesi. Fu per noi una esperienza rivitalizzante e grande fu il nostro impegno nel trasfondere conoscenza nei nuovi arrivati. Altrettanto rilevanti furono la capacità e la velocità di apprendimento riscontrate.

Nessuno fece calcoli; tutti agirono avendo come unico obiettivo lo svolgimento di un lavoro ben fatto. Un razionale piano di rotazione nelle mansioni svolte consentì ai nuovi di costruirsi una buona visione di insieme del lavoro e, come sempre succede in occasioni di questo tipo, insegnando si impara e viceversa. Trattando il lavoro come una materia viva e non come un insieme di regole da ripetere all’infinito, mettendosi in gioco e utilizzando proficuamente gli strumenti disponibili, si ottennero ottimizzazioni che permisero il raggiungimento di risultati di rilevo sia qualitativo che quantitativo e nuovi carichi di lavoro furono assorbiti senza dover incrementare la forza lavoro. Fummo insomma un esempio di quella knowledge society descritta da Peter Drucker quando afferma “lo scopo e la funzione di ogni organizzazione, industriale e no, è l’integrazione di conoscenze specializzate in un compito comune”.

A seguito della decisione aziendale di trasferire all’estero l’attività, il team venne poi smantellato e nessuno dei nuovi colleghi fu riconfermato a scadenza. Ma, quello che successe in seguito, dimostra la validità della tesi druckeriana quando definisce una nuova figura in ambito lavorativo: “I knowledge workers possono lavorare soltanto perché esiste un’organizzazione e, quindi, anche loro sono dipendenti. Ma nello stesso tempo sono padroni dei mezzi di produzione: la loro conoscenza”.

Grazie ai social sono rimasto in contatto con questi ragazzi e recentemente uno di loro, a conferma della validità di quanto sostenuto da Drucker, parlandomi del suo attuale lavoro, mi ha raccontato di utilizzare con profitto le competenze acquisite durante il periodo di permanenza nel mio team.

Ecco quindi il modo migliore di andare incontro al futuro: impegnarsi ogni giorno a svolgere un lavoro ben fatto migliorando le proprie conoscenze; perché queste ultime sono un valore che ci appartiene ovunque saremo chiamati a dare il nostro contributo.