Effetto teleobiettivo

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Effetto #teleobiettivo

A volte fissiamo la nostra attenzione su un particolare trascurando il contesto nel quale si trova senza riuscire a distinguere ciò che sta dietro e tutto intorno. Un po’ quello che avviene quando in fotografia o in cinematografia usiamo il teleobiettivo. Come noto, si tratta di un componente che ha la funzione di ingrandire un particolare del soggetto dell’inquadratura consentendo di apprezzare dettagli non altrimenti visibili. Il “prezzo da pagare” è però dato da un più stretto angolo visuale e da una ridotta “profondità di campo”. Detto in altri termini, non riusciremo a vedere cosa sta attorno e risulterà sfuocato tutto ciò appare sullo sfondo.

Questo fatto può avere serie conseguenze negative quando ad attirare la nostra attenzione su un argomento sono i mezzi di comunicazione di massa che spesso la indirizzano su particolari insignificanti distogliendola dal vero nocciolo della questione. Fissare l’attenzione su di un particolare può portare inoltre a deformazioni della realtà così rilevanti da farci perdere il senso delle reali proporzioni del tema trattato.

Quando ad esempio parlano di profughi, soffermando l’attenzione sul loro numero elevato, non ci portano a valutare che se rapportato alla popolazione del nostro continente, esso risulta percentualmente irrilevante. Quando ci dicono che fra le fila di questi disperati si possono nascondere pericolosi terroristi, ci portano invece a non valutare che spesso essi sono già fra di noi e che la loro scelta aberrante potrebbe avere fra le concause le condizioni nelle quali alcuni gruppi di persone vivono nelle periferie degradate di molte città.

Una giovane madre che piange in un campo profughi, un bambino che gioca di fronte ad una barriera di filo spinato, un immigrato che vaga ubriaco per le strade delle nostre città o un terrorista che uccide senza pietà persone inermi, sono facce diverse dello stesso problema. Non possiamo isolarle considerandole separatamente.

Per gestirlo non basta il buonismo di una certa sinistra che finisce col concretizzarsi in situazioni di degradata emarginazione, con il proliferare di quartieri ghetto o con lo sfruttamento di manodopera tramite il lavoro nero. Non serve la demagogia populista di chi vuole farci credere che gli immigrati facciano la “bella vita” a nostre spese mentre, in realtà, quelli ai quali è consentito di lavorare, sono ormai una componente sociale che produce ricchezza per la società e non una voce di costo.

Occorre offrire opportunità a chi le merita, senza discriminazioni; occorre altresì pretendere il rispetto delle regole da parte di tutti. Solo così potrà funzionare. Commuoversi guardando un giorno la foto del cadavere di un bambino che giace su una spiaggia, un altro giorno un bambino che nasce nel fango di un campo profughi e poi, il giorno dopo, voltarsi dall’altra parte e riprendere a vivere la nostra vita, è la cosa peggiore che possiamo fare.

Guardiamoci attorno; cercando nel contempo di “vedere” tutto ciò che ci circonda!

 

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