L’Ufficiale Osservatore

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L’Ufficiale Osservatore

Per la soluzione dei problemi occorre #unlavorobenfatto come dice l’illustre @moretti (Vincenzo Moretti). Esiste però un solo modo per fare bene una cosa. Può essere complicato trovarlo e, soprattutto, per riuscirvi bisogna provarci. Inoltre è assai difficile farlo da soli senza avvalersi della collaborazione di un team.

Quarant’anni orsono ero di leva e prestavo servizio come artigliere semovente campale. L’armamento del reggimento era costituito da obici da 155mm con una gittata di oltre quindici chilometri. Il tiro di queste armi è curvo e, in genere, l’obiettivo non è visibile dal punto di sparo. Oggi le cose sono molto cambiate ma, allora, il loro utilizzo era un lavoro di squadra.

Oltre al comandante, senza il cui ordine non si sarebbe aperto il fuoco, la squadra era composta da: “specializzati per il tiro” con il compito di eseguire calcoli balistici che tenessero conto dell’orografia, della distanza dell’obiettivo e della forza e direzione del vento; ogni obice aveva poi un “capo pezzo” addetto allo sparo e quattro “serventi al pezzo” con il compito di provvedere a caricare l’arma con le munizioni e alla rimozione dei bossoli dopo ogni colpo sparato. Diverse batterie, costituenti un battaglione e composte ciascuna da alcuni obici, venivano schierate sul terreno. Al loro servizio vi era poi un “ufficiale osservatore” collocato in una posizione dalla quale poter vedere l’obiettivo da colpire e contemporaneamente riuscire a comunicare via radio con il “posto comando” del battaglione.

Dopo aver effettuato i calcoli, venivano comunicati i dati di alzo e di puntamento e, un solo obice impostato con tali dati, apriva il fuoco. L’ufficiale osservatore comunicava il punto di caduta del colpo rispetto alla posizione dell’obiettivo. Con questa informazione si poteva correggere il tiro e con i colpi successivi centrarlo. Una volta trovate le giuste coordinate, l’intero battaglione era in grado di aprire il fuoco. Come si evince, si trattava di un compito da svolgere avvalendosi della collaborazione di molte persone. Ogni persona era importante. Alcuni compiti erano di maggiore responsabilità, altri erano più faticosi ma tutti insostituibili.

Nello scenario politico di oggi, sembra che tutti vogliano svolgere il compito di “ufficiale osservatore” e, dall’alto della collina, limitarsi a dire agli altri che non va. Ovvio che non possa funzionare senza che ci sia nel contempo chi si incarica di provare a fare le cose. Inoltre i moderni “ufficiali osservatori” spesso si limitano a dire che “il tiro” è sbagliato, mentre dovrebbero dire se il colpo sia caduto oltre l’obiettivo o se sia corto. Oppure se sia caduto a destra o a sinistra del punto da colpire. A volte gli aggiustamenti da apportare sono molteplici; altre volte può essere necessario ricominciare tutto da capo.

La strada può essere lunga e, nel corso di una legislatura, il compito di “ufficiale osservatore” può passare da un soggetto politico ad un altro. L’importante è che chi lo svolge sia collaborativo.