Al scartòz (il cartoccio)

Al scartòz (il cartoccio)

C’è stato un tempo nel quale il #verbo #incartare aveva un significato pregnante. Significava proprio avvolgere con carta.

Andavi dal droghiere a comprare farina, zucchero, sottaceti, tonno e molto altro e la merce veniva avvolta con maestria nella carta. C’era la carta da zucchero, la carta oleata, la carta gialla.

La maestria del droghiere consisteva nel confezionare il cartoccio in modo da sigillare perfettamente il contenuto evitandone la fuoriuscita. Arrivati a casa, bastava aprirlo e utilizzare il contenuto o trasferirlo nei contenitori dedicati. Alcuni tipi di carta, come quella gialla, ottenuta dalla paglia pressata, veniva conservata per essere riutilizzata, bagnata, come lenitivo per le contusioni o i bernoccoli.

Oggi mi sono recato presso l’Antica Drogheria dalla Pioggia, in via Galliera a Bologna, per comprare ciliegie candite verdi, che erano in bella mostra dentro un vaso di vetro. Con mia grande meraviglia, l’addetto mi ha dato la quantità richiesta confezionandomela in un cartoccio eseguito con assoluta maestria.

Un tuffo nel passato; in un mondo senza plastica. Poi ho pagato in euro e mi sono ritrovato di nuovo nel 2016!

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