La coperta grigia

La coperta grigia

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Negli anni seguenti la fine della Seconda Guerra Mondiale in ogni famiglia era possibile trovare oggetti originariamente appartenuti ai soldati degli eserciti che si fronteggiarono lungo la Linea Gotica che attraversava anche il territorio del Belvedere nel quale sono nato. In particolare ricordo un tascapane recante la scritta “U.S. Army” che mio padre usava per portarsi il cibo quando lavorava come tagliaboschi e una coperta da campo in lana grigia che la mamma posava sul tavolo di cucina quando stirava con i pesanti ferri da stiro messi a scaldare sul piano della stufa.

La coperta grigia era ruvida e non molto spessa. Eppure nel freddo inverno del ’44, quando tedeschi e alleati si fronteggiarono in attesa della battaglia decisiva, fu molto importante nel dare riparo dal freddo dell’inverno appenninico ai soldati.

Verso la fine degli anni cinquanta, nelle sere d’estate, quando la piccola borgata nella quale sono nato si popolava di villeggianti, ricordo che stendevamo la coperta grigia sul tavolo della cucina e, insieme ad altri bambini fra i quali la mia cuginetta Annarita, con me nella foto, che veniva a trascorrere un periodo di vacanza in casa dai nonni materni, giocavamo al gioco delle pulci.

La plastica era arrivata da poco fra quei monti. La prima comparsa l’aveva fatta sotto forma di penne a biro; una vera rivoluzione rispetto alla cannetta col pennino da intingere nel calamaio. Il gioco delle pulci era costituito da una piccola scodella rotonda in plastica, da gettoni colorati dai bordi smussati e da altrettante piccole palette anch’esse in plastica, una per ogni giocatore. La scatola aperta si poneva al centro del tavolo. Ogni giocatore poneva i propri gettoni davanti a sé. Poi, uno alla volta, premendoli con decisione con la paletta li faceva saltare in direzione della scatola aperta cercando di farveli cadere all’interno. Si tirava a turno e vinceva chi riusciva pe primo a far cadere tutti i propri gettoni dentro la scodella. In un’altra versione del gioco, quando i contendenti erano due, si cercava di far cadere il proprio gettone sopra quello dell’avversario che veniva così “mangiato”. Vinceva chi per primo mangiava tutti i gettoni dell’avversario.

La televisione c’era soltanto nel bar del paese e quindi giocare al gioco delle pulci era un modo semplice e divertente di trascorrere il tempo prima di andare a dormire. Al termine, la coperta grigia veniva ripiegata con ordine e riposta in attesa della successiva battaglia.

 

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