La corriera

La corriera

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Da bambino, alla fine degli anni ’50, ero affascinato dai motori. Riconoscevo i pochi camion della zona dal rumore ancora prima che sbucassero da dietro la curva, all’altezza del bivio per Poggiolforato, della strada che porta a Madonna dell’Acero.

Aldo del “Bivio”, il “Frabbetto” e Nanni dalla Casella guidavano dei residuati bellici; alcuni erano Dodge, altri probabilmente degli Studebacker. Valeriano guidava un FIAT. “Liberòn” aveva un OM. “Bitotto” guidava un vecchio Lancia. “Carlòn” dalla Casella aveva un camioncino OM. Solo pochi erano “tre assi” e solo il camion di Aldo era dotato di verricello anteriore; molto utile per tirarsi fuori da situazioni difficili quando si andava a caricare legname lungo le carreggiabili che si inoltravano nei boschi di faggi e querce. Una volta caricati di tronchi, per uscire dal bosco, sbuffando e ansimando, i camion erano costretti a utilizzare le marce “ridotte”. Le strade non erano asfaltate e alcune curve erano pericolosamente “panoramiche”; perciò, al loro passaggio, procedevano lentamente lasciandosi guardare.

Poi c’erano le corriere. Concessionaria per il trasporto passeggeri fino al capoluogo bolognese era a quel tempo la SITA Autolinee. I pullman, azzurri come il cielo, erano quasi tutti FIAT con bigliettaio a bordo. Il ruolo di maggior fascino però era quello del conducente.

Vivevo alle Frascare, una borgata il cui nucleo rettangolare è circondato da strade vicinali e camminamenti su tutti quattro i lati. Su questo breve “anello”, in estate, ci divertivamo a “giocare alla corriera”. Bastava la fantasia e un ramo rotto dal vento durante un temporale. Il conducente, ruolo che veniva ricoperto a turno da chi partecipava al gioco, afferrava il ramo dalla estremità più grossa; il bigliettaio lo seguiva afferrandosi ad una diramazione più sottile. Simulando con la bocca il rumore del motore, il conducente procedeva trascinando il ramo intorno all’abitato della piccola borgata. Lungo il percorso altri partecipanti al gioco si fingevano passeggeri; facendo cenno con la mano, chiedevano alla “corriera” di fermarsi; quindi acquistavano il biglietto dichiarando il punto nel quale sarebbero scesi. Afferravano una delle diramazioni e seguivano camminando fino al punto della loro “discesa”.

Era un viaggio immaginario che ci portava nei luoghi della nostra fantasia. Un modo semplice di divertirsi; bastavano gli amici. Nella foto, risalente a quel periodo, insieme a me ci sono la mia amica Angela ed il mio amico Domenico.

 

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